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Petra

La tenuta è immersa in un ecosistema particolarissimo, che respira e parla, impregnato di calore e di una corrente sotterranea che attraversa il suolo e arriva all’uomo attraverso il prodotto della terra – uva, ma non solo. Il lavoro dalla vite alla cantina è dunque meticoloso e poco invasivo, le pratiche agricole seguono il regime biologico e l’impatto ambientale, anche delle attività di cantina, è ridotto al minimo.

Alla consulenza dell’agronomo Ruggero Mazzilli, che ha impostato il percorso di conversione al bio fino all’avvenuta certificazione, è seguita quella di Marco Simonit. Beppe Caviola accompagna la trasformazione dell’uva in vino senza manipolazioni o forzature, sfruttando gravità, luce naturale e l’energia fornita da un impianto fotovoltaico galleggiante (che non sottrae terra all’agricoltura) per estrarre una cifra contemporanea e piacevole, e far esprimere il calore a tratti sontuoso e lo slancio brillante di questa terra nei nostri vini.

Espressione della naturale impronta del territorio sono anche gli olii Petra, frutto della genuina passione per l’olivo e per il carattere unico della nostra Maremma. Petra si nutre di paesaggio e natura, dalla cintura verde delle Colline Metallifere, al vicino Parco Naturale di Montioni, con la Riserva Naturale Poggio Tre Cancelli, fino al Parco Costiero della Sterpaia, affacciato sul mar Tirreno, presenza costante all’orizzonte, unico accento blu in un panorama altrimenti dominato da due colori fondamentali: verde e ruggine.

Francesca Moretti ama mettere le mani in terra e anche per questo ha voluto che la tenuta mantenesse intatto il suo originario Dna contadino. L’azienda è innanzi tutto agricola: qui si coltiva e si alleva, nel rispetto della biodiversità. Particolare attenzione è riservata alla salvaguardia di razze e varietà antiche e minacciate, come le galline Valdarno nera, Valdarnese bianca e Livorno, alle quali si uniranno presto suini di razza Cinta Senese e Grigio Toscano, e capre di razza Montecristo, l’unico esempio di capra vivente allo stato selvatico da epoca antica e a rischio di estinzione, in affidamento dalla Regione Toscana al solo scopo di custodia (in progetto anche una produzione casearia con un team dell’Università di Firenze che segue un gregge presso il Podere Felcetone, sul monte Amiata).

Una naturale vocazione può rappresentare un limite o un’opportunità: il risultato dipende dalla forza dell’interpretazione, dalle persone che lavorano con devozione e competenza per estrarre l’essenza. La zona di Suvereto è ricca di testimonianze enologiche che risalgono al tempo degli Greci e degli Etruschi, che vinificavano in anfora e qui mantenevano un florido commercio di metalli. Ma il pedigree del terreno non basta, a maggior ragione quando è così sfaccettato: Petra è un insieme di paesaggi e microclimi, un susseguirsi di substrati.

 

Tratto da un depliant fornito dall'ufficio turistico di Suvereto

Foto credit: winearchitecture.it

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